Patuanelli (MISE): “La strategia italiana sosterrà solo l’idrogeno verde, non quello blu”

La strategia italiana sosterrà solo l’idrogeno verde, non quello blu

Patuanelli (MISE): “La strategia italiana sosterrà solo l’idrogeno verde, non quello blu”

 

di Francesco Bottino

La strategia italiana sull’idrogeno verrà presentata ormai a brevissimo e punterà tutto sull’idrogeno verde, sfruttando il grande vantaggio competitivo di cui il Paese dispone grazie ad una rete di gasdotti, quella di Snam, tra le più estese e capillari del mondo.

Lo ha annunciato il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli nel corso di un’audizione (svoltasi ieri, 11 novembre; ndr) in Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato, affrontando il tema del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Parlando nello specifico dell’idrogeno, la cui strategia nazionale “verrà presentata a brevissimo”, il titolare del MISE ha chiarito di essere convinto “della necessità di investire sull’idrogeno verde, e non su altro”, ovvero sulla variante blu, “che in molti casi somiglia tanto al ‘green washing’ (ambientalismo di facciata; ndr)

Patuanelli ha comunque chiarito che la versione green dell’H2 – “il cui costo, come ha confermato anche l’AD di Enel Francesco Starace, diventerà competitivo nel giro di 3-5 anni” – è quella “su cui il Governo intende puntare indirizzando gli incentivi pubblici”, ma che ovviamente non ci sarà nessun divieto di sviluppare da parte delle aziende anche iniziative relative alla versione blu con utilizzo di tecnologie di CCS.

Nello scenario delineato dal Ministro, l’Italia potrebbe poi contare su un grande vantaggio, costituito dalla ramificazione della rete di Snam e dall’esperienza dell’azienda di San Donato Milanese e di altre partecipate statali nella gestione delle molecole energetiche: “L’abbandono del nucleare, che io giudico assolutamente condivisibile dal punto di vista ambientale, ci ha complicato la vita dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici, ma ci ha anche costretto a sviluppare un’infrastruttura e delle competenze molto forti nel trasporto e nella gestione del gas, che ora potranno essere molto utili anche in un’ottica di sviluppo dell’idrogeno”.

E’ anche per questo, e per la vicinanza geografica e politica con i Paesi del Nord Africa, “che Germania e Francia sono molto interessate a collaborare con l’Italia in tema di H2”. Riguardo poi al fatto che questi due Paesi abbiano definito piani di investimento sull’idrogeno nell’ordine dei 9 e dei 7 miliardi di euro rispettivamente, e che invece l’Italia stia per varare una strategia da ‘soli’ 3 milioni di euro, Patuanelli ha spiegato che “questa differenza è dovuta proprio al fatto che l’Italia un’infrastruttura di trasporto del gas ce l’ha già, mentre Germania e Francia dovranno fare investimenti molto pesanti da questo punto di vista per poter movimentare l’idrogeno sul territorio nazionale”.

Parlando poi in generale del ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica, il vertice del MISE si è detto convinto che l’H2 “potrà risolvere alcuni dei grandi problemi del passaggio verso un utilizzo spinto dell’elettrone e verso l’elettrificazione massiccia dei sistemi produttivi, a partire da quello dello stoccaggio”. In quest’ottica, “potremo finalmente creare una filiera del valore tutta italiana (cosa che non è stata fatta per le batterie)”.

Fonte: hydronews.it



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